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Marvin Hagler. Il mio sportivo preferito, indipendentemente dallo sport e dalla disciplina.

Fu un modello a cui mi ispirai, non tanto tecnicamente, quanto spiritualmente e come approccio, negli anni in cui praticai pugilato.

Ed il suo esempio sportivo, tutt’ora rimane un riferimento importante, per me.

Hagler crebbe in una città difficile, a Newark, tanto che la madre, lasciata dal marito, decise di spostare la famiglia a Brockton, dopo violenti scontri avvenuti nell’estate del 1967.

Ebbe modo di conoscere Joe Frazier, ad inizio carriera, che gli disse: “Tu hai tre cose contro di te: sei nero, sei mancino e sei bravo”.

La carriera di Hagler ebbe infatti rallentamenti ed incidenti di percorso che non ebbero peraltro il potere di scalfirne il cammino.

Arrivò molto tardi al titolo dei Medi. Il primo tentativo fu con Vito Antuofermo. Un pareggio che molti considerarono scandaloso. E Antuofermo rimase campione.

In quel match Hagler, in vantaggio sull’avversario, commise l’errore di rallentare nei round finali, non chiudendo il match. Un errore che non ripeterà mai più in futuro.

Il titolo fu suo con Alan Minter, nel settembre del 1980, in Inghilterra, in un match preceduto da un clima di forti contrasti razziali, clima che poi esplose al termine del match, quando Minter perse.

Il pubblico presente nell’arena si scatenò in una violenta rissa. Sul ring volò di tutto ed Hagler ed i suoi cornermen dovettero essere scortati dalla polizia, per raggiungere gli spogliatoi.

Ma Hagler era diventato Campione del Mondo, con qualche anno di ritardo ed al cinquantaquattresimo match da professionista (!!!)

Iniziò così il lungo regno di uno dei pugili più carismatici della storia moderna di questo sport.

Hagler, “The Marvelous”, difese il titolo più volte, ma la sua aura di Campione in senso assoluto, si impresse dal 1983 in poi.

In quell’anno battè in 15 riprese Roberto Duran, dopo che, all’inizio della quattordicesima ripresa, si trovava in svantaggio sui cartellini di due giudici ed era in parità per il terzo.

Con un occhio gonfio e tagliato, Hagler diede fondo a tutte le sue energie, sovvertendo così il risultato e mantenendo il titolo. Duran era stato così il primo a resistergli senza andare al tappeto.

Ma fu il match con Thomas Hearns, dell’aprile 1985, a consacrare Hagler come combattente capace di tenere i colpi più duri, di coraggio e potenza.

Il primo round sarebbe poi entrato nella storia. I due si scambiarono colpi a viso aperto, con Hagler che incassò un paio di colpi durissimi, senza batter ciglio, da uno dei pugili più potenti di quella categoria.

Hagler pressò per tutto il round, sorprendendo tutti gli addetti ai lavori. La battaglia continuò nel secondo round e si concluse, con la vittoria del Meraviglioso, per KO al terzo.

Un incontro che diventerà leggenda.

Undici mesi dopo, Hagler si trovò di fronte John Mugabi, un pugile ugandese dal record immacolato: 27 vittorie su 27 match, tutte ottenute prima del limite.

Un incontro che, ancora una volta, mise in luce le grandi capacità di incassatore del campione che, pur incassando colpi durissimi, mai batté ciglio, nel corso di una battaglia durissima, da lui vinta all’undicesimo round.

Un altro incontro che rimarrà nella Storia del Pugilato.

Ancora un anno ed Hagler affronterà il rientrante Ray Leonard, tornato dopo un triennio di inattività ed un solo combattimento negli ultimi cinque anni.

Un match che Hagler commise l’errore di voler combattere, come preferito da Leonard, sui dodici round, anziché sui quindici.

Si trattò di un incontro molto equilibrato, in cui, forse per tifo personale, sebbene molti altri abbiano visto lo stesso risultato, mi sembrò chiaramente di Hagler.

Mai un punto fu tolto a Leonard, nonostante i trenta richiami verbali dell’arbitro, per il suo continuo legare, nella seconda parte dell’incontro.

Ma due giudici su tre videro Leonard come vincitore.

Hagler affermerà poi che Leonard, finito l’incontro, gli disse: “Man, you beat me”. E le telecamere della tv americana confermeranno le affermazioni del Meraviglioso.

Finirà qui la carriera di Hagler, nonostante si sia parlato a lungo di una rivincita. Stanco di aspettare, Hagler si ritirò ed iniziò una carriera da attore, trasferendosi a Milano.

Rifiutò anche, per tornare, una borsa di 15 milioni di dollari, alcuni anni dopo.

Il fatto che Hagler, una volta smesso, non abbia mai più accettato le sirene del denaro per rientrare, in un ambiente, quello pugilistico, costellato di tristi ritorni, lo rese, ai miei occhi di ragazzino, una persona ed un atleta di grande valore morale.

La sua immagine di combattente forte, coraggioso e vincente rimase per sempre integra, mai intaccata da qualche triste apparizione, post ritiro.

Hagler si preparava in maniera durissima e scrupolosa per i suoi combattimenti, ma altrettanto spartana e semplice,

Faceva base in un albergo chiuso nel periodo invernale, sull’Oceano Atlantico e lì stabiliva la base del suo campo di allenamento, assieme ai fratelli Petronelli, suoi manager ed allenatori, che lo seguiranno durante tutta la carriera ed ai suoi sparring partner.

Era solito correre con anfibi militari, evitando scarpe più adatte al “jogging”, considerandole “da fighette”, correndo per chilometri all’indietro.

Una attitudine che mi affascinava e che, in certa misura, mi è sempre appartenuta.

Già a 12/13 anni mi allenavo molto duramente, avendo poca cura, se non addirittura ricercando, la possibilità di estremizzare le condizioni per farlo.

E l’abbigliamento per allenarmi è stato qualcosa che ho sempre considerato secondario rispetto all’allenamento stesso.

Senza peraltro diventare neanche l’ombra di un campione, sia chiaro. Ma per me lo sport e l’allenamento avevano quello stesso valore e significato. Poco conta che uno non arrivi a battersi per un titolo.

Hagler ha combattuto il primo match da professionista nella stessa categoria di peso in cui ha combattuto l’ultimo, segno anche questo di una grande serietà e scrupolosità, pur avendo avuto, come molti altri, una vita piuttosto vivace al di fuori delle sedici corde.

Hagler, per me, ha rappresentato tutti questi valori sportivi: il coraggio, la dedizione, lo scrupolo, il sacrificio, la serietà, la professionalità e, al momento giusto, il saper dire “basta”.

Conservo con orgoglio una sua foto autografata, con l’augurio di buona fortuna nella Boxe, il giorno in cui, per caso, mia sorella lo incontrò.

Marvin Marvelous Hagler (Marvelous lo fece registrare all’anagrafe), per me il migliore di tutti.

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